Giugno 7, 2018

Dentizione

Comprendo che l’argomento possa sembrare un po’ arido, ma poiché in parecchie razze le anomalie dentarie costituisco difetti da squalifica, mi sembra opportuno trattare l’argomento in modo che sia il più facile ma interessante possibile.

Il cane, come ben risaputo, è un mammifero difiodonte cioè ha due dentizioni successive,una da latte e l’altra definitiva, la dentatura da latte è presente nei cuccioli fino a circa 4 mesi ed è formata da 28 denti suddivisi per ogni semi arcata dentaria in 3 incisivi, un canino e 3 molari secondo la formula

3 1 3 / 3 1 3 = 14 x 2 = 28

La dentatura definitiva presenta per ogni semiarcata 3 incisivi denominati picozzo, mediano e cantone, un canino,4 premolari e 2 molari superiormente mentre inferiormente i molari sono 3,la formula dentaria risulta così essere

3 1 4 2 / 3 1 4 3 = 21 x 2

per un totale di 42 denti definitivi.

Risulta molto evidente che tra la dentatura da latte e quella definitiva esistono 14 denti in più,
questi denti sono detti monofisari proprio perché non sono stati preceduti da denti da latte; per essere precisi i denti monofisari sono il primo premolare,il primo ed il secondo molare (inferiore e superiore) ed il terzo molare inferiore (Arbanassi).

I denti sono costituiti da tre sostanze molto dure e resistenti:avorio, smalto, cemento e da altrettanti parti molli: polpa, gengiva e periostio alveolare.

E’ interessante soffermasi ad osservare la forma dei denti ed alla mirabile sapienza della natura che riesce ad adattarsi a tutte le necessità: gli incisivi, che il Solaro descrive sono piantati negli alveoli dell’intermascellare (osso incisivo) e mascellare inferiore (mandibola), la loro corona è convessa alla faccia esterna e concava alla faccia interna, il margine superiore libero ricorda il fior di giglio da cui deriva il nome della loro decorazione terminale.

Generalmente sono usati dal cane per i “lavoretti di fino” ad esempio le femmine li usano per accorciare e ripulire il cordone ombelicale dei cuccioli.

I canini sono denti più grossi degli incisivi la loro forma è a cono ricurvo in senso antero-posteriore l’interno della bocca e sono posti tra il terzo incisivo ed il primo premolare.
I premolari superiori sono quattro hanno forma triangolare, il primo è estremamente piccolo mentre il quarto è il dente più grande della mascella superiore, il quarto premolare ha estrema importanza nella triturazione del cibo,generalmente sono usati per tagliare.

I molari superiormente sono due ed il Solaro li descrive aventi forma triangolare ad angoli smussati e la decorazione terminale è larga e munita di parecchi tubercoli ed hanno funzione di triturare.

Il primo molare è il dente più grande della mascella dopo il quarto premolare.

I premolari inferiori sono molto simili a quelli della mascella superiore,il primo molare è il più grande della mandibola, il secondo è molto più piccolo e il terzo (che presente solo nella mascella inferiore) è ancora più piccolo del secondo.

Esiste una sostanziale differenza dei punti di vista con cui si può guardare ad una dentizione: “storico”, funzionale,patologico …. e dal punto di vista del giudice di razza ! Ossia da quel punto di vista che viene imposto dallo standard di razza e dagli indirizzi tecnici del Club d’origine.

Da questo punto di vista la dentatura del Rott è imperativamente descritta come: completa 42 denti, con incisivi superiori che si chiudono a forbice sopra quelli della mascella inferiore.

Infatti descrive opportunamente il rapporto incisale, mentre è tassativo nell’esclusione dei soggetti che sono affetti da difetti di prognatismo, enognatismo, morso incrociato e mancanza anche di un solo dente.

Perché tanto accanimento da parte dello standard riguardo alla dentatura ?

Come prima ragione si tratta di un punto di vista proprio della cinotecnia tedesca che vede nella completezza della dentatura un canone abbastanza rigido, all’esatto opposto di quella inglese che molto più permissiva, ma positivamente pragmatica.

Nel Rottweiler, razza tedesca, ad aumentare l’attenzione per la dentatura si constata la tragica percentuale di soggetti che presentano difetti di dentatura e non solo, perché sono importanti le modificazioni che la stessa subisce con la crescita e lo sviluppo del soggetto, insomma la dentatura è un tormentone che accompagna per tutta la vita l’allevatore di Rott.

Una considerazione generale: i difetti di dentatura sono presenti in tutto il mondo e la realtà è che nonostante la selezione non si è arrivati a sostanziali risultati, pertanto a causa della dentatura l’allevatore spreca tempo energie e non da ultimo denaro senza il desiderato miglioramento, al contrario credo che sia improponibile un allevamento in cui non si operi una selezione.

Allora quale altra riflessione si può pensare affinché il problema possa essere affrontato e magari risolto o almeno migliorato ?

Il dott. Pierluigi Pensato, odontoiatra ortodonzista, già consigliere del Club propose circa sei anni fa una teoria che potrebbe essere d’aiuto, la teoria si basava sulla constatazione che la forbice formata dagli incisivi non è un indice sufficiente per stabilire il tipo di dentatura del soggetto.

È ovvio che l’ortodonzia umana è molto avanzata e che attraverso radiografie del cranio già esistono parametri e corretti punti di riferimento che permettono di correggere le anomalie dentarie,nel nostro caso invece si tratta di scoprire tutto da principio.

Riporterò qui di seguito uno studio che il dott. Pensato scrisse nel 1997 proprio in relazione alla dentatura e più precisamente al tipo di occlusione, ossia della relazione che i singoli denti della mascella superiore hanno con i loro omologhi della mascella inferiore, alias l’occlusione dentaria.

“Nel cane specie nella regione premolare i denti devono apparire ben piazzati, a differenza che nell’uomo dove gli stessi devono essere a contatto,al fine di una funzione masticatoria sostanzialmente diversa.

Se la natura ha fatto sì che ogni arcata sia completamente rappresentata è necessario che ogni elemento dentale abbia un rapporto ben preciso con gli elementi corrispondenti dell’arcata antagonista.

Se questo rapporto spaziale nelle tre dimensioni dello spazio è corretto,ci troviamo di fronte ad una perfetta chiusura a forbice.

Vediamo nel particolare quelli che sono i rapporti cardine di questo perfetto sistema.

1- la posizione degli incisivi e il loro rapporto, relazione incisiva,nella norma gli incisivi superiori(mascellari) sono leggermente anteriori rispetto agli incisivi inferiori. Il margine incisale degli inferiori,superficie di taglio,deve essere in contatto con la superficie degli incisivi superiori che guardano il palato a livello del cingolo,laddove per cingolo si intende la porzione più ampia dell’incisivo. Vista frontalmente questa chiusura è caratterizzata dalla copertura degli incisivi inferiori,questi ultimi dovranno mostrare,anche se nascosti in parte dagli incisivi superiori 2/3÷3/4 della loro superficie buccale (la parte che guarda verso l’apertura della bocca).

2 – L’allineamento degli incisivi sia superioni che inferiori deve essere valutato in relazione alla linea immaginaria di impianto degli elementi sulla mandibola o sulla mascella

3 – La posizione dei cantoni inferiori che possono trovarsi non allineati con gli altri incisivi spostarsi anteriormente e incrociarsi con gli omologhi superiori

Osservata con attenzione anteriormente la chiusura del nostro cane, bisogna ora spostare la nostra attenzione lateralmente per inquadrare:

4 – La posizione dei canini ed il loro rapporto, relazione canina,nella norma i canini inferiori, quando la bocca è chiusa,devono trovarsi in posizione equidistante tra l’incisivo laterale superiore,cantone, ed il canino superiore. L’occlusione ideale imporrebbe al canino inferiore di non lambire né uno né l’altro di questi elementi. Il rapporto che abbiamo descritto è importantissimo e viene definito “chiave” canina.

A questo punto dobbiamo osservare il nostro cane di profilo a bocca chiusa, avendo cura di aprirgli le labbra. Il nostro obiettivo sarà ancora una volta quello di identificare la posizione del IV premolare inferiore.

5 – La cuspide più alta del IV premolare inferiore è localizzata tra la superficie distale (posteriore) del III premolare superiore e la superficie mediale (anteriore) del IV premolare superiore.

Su questa relazione esistente tra le due arcate è necessario fare alcune puntualizzazioni.

L’arcata superiore è più ampia di quella inferiore; questo accorgimento permette alle cuspidi palatali (la parte che guarda il palato) del IV premolare superiore di avere rapporto di contatto con il I molare inferiore nella sua componente vestibolare (la parte che guarda la guancia).

6 – L’allineamento dei premolari e le loro rotazioni osservate lateralmente a morso chiuso e successivamente aperto

I carnivori aggrediscono un grosso pezzo di carne o un osso tenendo la testa inclinata di lato, proprio perché usano i denti alla stregua di un trinciante.

Di tale gruppo trinciante fanno parte il IV premolare superiore, il I molare superiore ed I molare inferiore.

Gli altri premolari non hanno funzioni effettive,infatti nei felidi (i carnivori più specializzati) sono scomparsi.

È chiaro che per ottenere la massima efficacia di questo ingranaggio vanno necessariamente rispettate le posizioni tra le due arcate dentali, pertanto le basi ossee che le sostengono consentiranno dei rapporti efficaci solo se avranno uno sviluppo omogeneo.

In un soggetto prognato la posizione del IV premolare inferiore non potrà essere avanzata,così come in un soggetto enognato risulterà più posteriore rispetto all’arcata superiore.

Continuiamo a considerare il morso del nostro cane “ortognato”, con chiusura a forbice, per osservarlo ancora frontalmente:

7 – A simmetria della linea mediana: guardando anteriormente il muso, non dovrà apparire,a bocca chiusa,deviato né a destra né a sinistra ed aprendo le labbra, mantenendo le arcate in contatto la linea che separa i due incisivi centrali superiori dovrà combaciare con quella che separa gli inferiori.

A questo punto solo e solo a questo punto possiamo trarre le nostre conclusioni.

Limitarsi a valutare la correttezza del morso osservando esclusivamente il gruppo frontale è estremamente limitante e trae spesso in errore. Il difetto va ricercato nella visione globale del rapporto tra le due arcate.”

Così terminava il suo articolo il dott. Pensato che indicava un metodo alternativo e veramente innovativo del modo con cui porsi il problema della dentatura nel Rottweiler.

Mi permetterò una facile battuta : se come unico risultato a questo nuovo modo di osservare la dentatura del Rott ci sarà la capacità del proprietario d’aver imparato “a metter le mani in bocca al proprio cane senza essere morso” sarà già un successo.

In qualità di giudice selezionatore per anni con il dott. Pensato ci siamo sforzati di osservare le dentature dei nostri cani per tentare di abituarci a leggerle in modo coerente alla metodica qui esposta, con lo scopo precipuo di poter fornire utili suggerimenti agli allevatori.

Dopo un triennio di applicazione il dott. Pensato ha tratto le seguenti considerazioni:

“Dal metodo di analisi del morso che sino ad oggi nessuno aveva ipotizzato, l’analisi infatti si concretizzava in punteggi che sintetizzavano la correttezza o meno della dentatura, dovremmo essere in grado di farci comprendere se il soggetto in esame presenta tutti i quadranti in perfetta armonia, partendo dall’assioma che se un gruppo di denti si sposta necessariamente si spostano i contigui e che eventualmente la mal posizione dentale è spesso la spia di un’alterazione scheletrica.

L’esperienza pratica non sembra però confermare questo assioma, infatti abbiamo osservato soggetti con relazione incisiva mediocre ed un ottimo rapporto posteriore ed anche condizioni opposte. Non sono in grado di dare certezze,ma posso solo avanzare ipotesi: di sicuro nel cane giocano un ruolo preponderante nei settori laterali e posteriori, specie mandibolari, gli spazi interdentali per cui i denti a seconda delle dimensioni e della direzione di eruzione potrebbero spostarsi casualmente in avanti o posteriormente, rendendo le chiavi posteriori autonome dalle anteriori.”

Il che sostanzialmente significa che un soggetto che anteriormente presenta una forbice sufficientemente corretta può presentare dei premolari che anziché «incastrarsi correttamente tra le cuspidi» (essere in chiave) hanno un rapporto «testa a testa», rapporto che nella ortodonzia corrente si definisce «malocclusione di terza classe».

Praticamente il soggetto ha una forbice grossomodo corretta mentre lateralmente non solo ha perso i corretti rapporti interdentali,ma sopratutto ha perso parte della funzione di taglio che avviene lateralmente.

Il dott. Pensato ipotizza che la regione critica potrebbe essere quella del P1 estremamente piccolo ed immerso in un mare di spazio, il P2 potrebbe portarsi in avanti a piacimento e le chiavi perdersi, in questo caso non esisterebbero anomalie scheletriche, il problema è puramente dentale e localizzato nel settore laterale, il settore anteriore non verrebbe affatto influenzato.

Allo stesso modo un soggetto minimamente prognato potrebbe avere i settori posteriori in chiave per una leggera migrazione posteriore dei germi dentari dei premolari, potremmo trovarci pertanto di fronte ad una relazione anteriore a tenaglia, mentre posteriormente la chiave sarebbe perfetta.

La mediana potrebbe essere condizionata dagli stessi fattori, per cui un non perfetto combaciamento non sarebbe espressione di una rotazione mandibolare, ma potrebbe essere la conseguenza di una migrazione degli incisivi verso un emilato mandibolare.

Dall’esperienza acquisita si è pensato quindi di spostare l’attenzione alla chiave del gruppo formato dal P4 ed M1 superiore con M 1 inferiore, questo gruppo di denti rappresenta il motore della masticazione e come afferma il dott. Pensato:

“è importantissimo che l’altissima cuspide dell’M1 inferiore vada a toccare ed impegnarsi nella fossa che si disegna dal perfetto avvicinamento tra P4 e M1 superiore, se il rapporto tra questi tre denti non è perfetto e la cuspide non va perfettamente ad inserirsi nel suo alloggio si crea un contatto la maggior parte eccessivo che allontana i denti del mascellare e della mandibola.”

Potrebbe essere qui la chiave di spiegazione di tanti morsi appena coperti (forbici strette) e dei canini che non si impegnano.

Da tutto questo discorso si può comprendere che forse lo spunto iniziale da cui siamo partiti e cioè che la sola osservazione della chiusura,così come viene controllata durante le esposizioni,molto probabilmente per colui che desidera allevare NON è sufficiente, ma si impone una migliore conoscenza degli eventuali problemi delle occlusioni dei riproduttori.

Di conseguenza e con ordine esiste un lungo elenco di anomalie degli elementi dentali e occlusive di cui non è semplice facile stabilire aprioristicamente quale e quanta parte abbia la componente genetica o quella casuale.

Come già riferito gli incisivi possono esser a forbice, ma è essenziale comprendere quanto profonda sia la copertura degli stessi in relazione soprattutto all’età del soggetto; infatti non è raro che un soggetto di giovane età che presenta una forbice stretta soprattutto se maschio, con la crescita e lo sviluppo massiccio delle mascelle e con l’usura del fior di giglio possa nel giro di qualche mese «slittare» alla chiusura a tenaglia e poi alla forbice rovesciata.

Sarebbe anche utile rilevare la grossezza degli incisivi, in alcune razze sono oramai ridotti a grani di riso,spesso i due incisivi centrali sono quasi uniti e di dimensione ridotta tanto che sembrano chiudersi a tenaglia con il margine libero degli incisivi superiore.

In realtà poi si può constatare che sia gli incisivi mediani che i cantoni sono chiusi in modo perfetto.

Una forbice corretta può essere anche determinata dalla chiusura dei quattro incisivi centrali superiori su quelli inferiori, mentre i cantoni inferiori possono incrociarsi senza essere perfettamente coperti.

Spesso si può osservare una simmetria mascellare che non è perfetta e si rende necessario stabilire se questo «disassamento» sia di ordine patologico o casuale, ebbene è sufficiente osservare il modo in cui i canini inferiori si incrociano con i cantoni ed i canini superiori, se l’incrocio è simmetrico sia a destra che a sinistra il disassamento non è patologico, ma se il canino di destra chiude sul cantone e quello di sinistra chiude sul canino allora il morso è incrociato.

È possibile riscontrare che nel caso in cui i premolari si occludano testa a testa la forbice anteriore non si chiuda dando origine ad un morso aperto, altre anomalie sono quelle di riscontrare che i premolari inferiori siano sì in chiave con quelli superiori, ma si trovino in un piano interno a quello dei loro omologhi superiori.

Infine mi sembra giusto ricordare i due difetti principali la cui constatazione non può che prostrare l’Allevatore che così vede sfumare tutti i sogni riposti nel soggetto: il prognatismo e l’enognatismo.

Questi due difetti sono dovuti essenzialmente all’anomala lunghezza delle mascelle che in generale sono ortognate ossia della medesima lunghezza.

Nel prognatismo un carente sviluppo del mascellare superiore determina uno scavalcamento del mascellare inferiore, che se leggero viene descritto come forbice rovesciata in questo caso i rapporti degli elementi dentari sono esattamente rovesciati rispetto a quelli normali, mentre, se è grave, la distanza tra gli incisivi superiori e quelli inferiori aumenta sino a deturpare l’aspetto estetico del muso.

Il difetto esattamente contrario è l’enognatismo causato dal carente sviluppo della mandibola in pratica si osserva che gli incisivi inferiori si chiudono sul palato.

È un difetto considerato grave, perché considerato poco compatibile con la vita per le difficoltà di contenimento della lingua, per la difficile prensione degli alimenti.

A volte nel cucciolo di Rottweiler si può costatare un leggero enognatismo che con la crescita spesso migliora sino ad arrivare alla chiusura a forbice.

Il miglioramento si può constatare osservando il comportamento dell’incrocio dei canini, i quali dopo il cambio della dentatura decidua è facile che si avvicinino progressivamente sino a raggiungere una posizione regolare del canino inferiore tra quello superiore ed il cantone.

Seppure a questo punto non esiste ancora un corretto contatto tra gli incisivi è molto probabile che l’incrocio dei canini funzioni come una macchinetta correttiva per così dire «tirando» e riportando le due mascelle nelle corrette proporzioni.

Mi rendo conto di quanto sia ostica la materia e di non facile comprensione, se però qualche appassionato e più specificatamente qualche allevatore sarà in grado di trarne qualche vantaggio nel miglioramento della selezione sarà già un successo.

Carla Romanelli Lensi

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